Un viaggio attraverso la Scozia.

Se mi concentro abbastanza e mi tappo il naso, le orecchie e chiudo gli occhi posso ancora sentire il profumo e il rumore del mare. Lo scroscio lento e continuo di quell’onda perpetua che si infrange sulle rocce di Skye mi basta per smettere di preoccuparmi del tempo, del primo fresco portato in spalla da settembre, dell’università, del lavoro che non c’è, dei problemi di incomunicabilità con le persone.

Ebbene sì, quest’estate mi sono innamorata. È risaputo che nel periodo estivo sia più facile che nascano nuovi amori sotto la spinta di venti caldi, sole cocente e immense distese d’acqua.  Per quanto mi riguarda, mi è bastato un lasso di tempo breve ma intenso trascorso fra le sue braccia per capire che lì, da Lei, ci avrei lasciato un pezzo di cuore…
Così, se voi non ci avevate ancora neanche mai pensato, beh, cominciate a dare una sbirciatina su google immagini per vedere quanto e come sia bella la Scozia! Un viaggio on the road sconsigliato a famiglie numerose e a chi soffre di vertigini per esplorare un paese ricco di storia, paesaggi mozzafiato, interessanti picchi da scalare e vallate impressionanti, oltre a laghi di indiscutibile bellezza, isole…e tanto altro!
Il viaggio comincia a Edimburgo, dove già dal bus che collega l’aeroporto con la città venite immediatamente schiaffeggiati dall’imponenza del Castello della città tutto bello imbandito di bandierine in occasione della Military Tattoo che si svolge nel mese di agosto. Un breve giro nella città e vi accorgete di non essere in un posto paragonabile agli altri: alte colline spuntano imponenti dall’asfalto cittadino e dominano con i loro monumenti storici rubandovi lo sguardo ovunque vi giriate. Così Calton Hill e Arthur’s Seat sono i luoghi migliori in città dai quali avere una visuale che vi costringerà a scattare 100 foto tutte identiche e che però non sembreranno mai abbastanza per ritrarre tutta la bellezza che vi circonda. Se poi siete così fortunati da godere di una giornata di sole, vi accorgerete che i prati scozzesi non sono solo verdi, si illuminano. I piccoli steli d’erba si accendono come tante piccole lampadine e contrastano a meraviglia con la scura roccia basaltica tipica del luogo. Se però ne avete abbastanza di musei gratuiti (National Gallery of Scotland, National Museum of Scotland), di salite ripide, del FRINGE Festival e della baldoria cittadina accompagnata da squisiti pub, andate avanti e cambiate località. La zona del Loch Lomond e del Parco delle Trossachs, per esempio, è un ottimo punto di partenza per apprezzare la natura, in particolare i laghi e le montagne. In questo punto del Paese aspettatevi che l’accento cambi anche se la cordialità rimane la stessa, poi mettetevi un ombrello nello zaino, delle scarpe da trekking ai piedi e cominciate ad esplorare la zona. Che sia in barca o con una passeggiata, o magari una scalata, non potete perdevi lo spettacolo di cui si gode dalla Conic Hill a Balmaha, solo dall’alto riuscirete a rendervi veramente conto di dove vi trovate, anche se la fatica e il sudore sono il costo della giusta ricompensa. Successivamente, se il lago non è sufficiente e il desiderio è di una distesa d’acqua più vasta, allora vale la pena attraversare la tragica e splendida vallata di Glencoe e successivamente lo Skye Bridge per andare dall’altra parte. Questo breve ponte ormai in uso dal ’95 sarà la porta d’accesso per un mondo nuovo. Skye è l’isola maggiore della Scozia con una media di circa 5 abitanti/kmquadrato e se viene descritta da alcuni come la più romantica e pittoresca delle isole scozzesi, credeteci. Si può facilmente circoscrivere il suo perimetro in macchina nel corso di un’unica giornata, facendo tappa nelle cittadine più caratteristiche o più note come Portree o Broadford, ma in realtà quello che più vi colpirà saranno campi immensi dove pascolano pecore dalla faccia nera, montagne senza alberi, strade deserte con un’unica corsia dove spesso si affaccia uno strapiombo e un intensissimo blu del mare. Elgol, una cittadina a sudovest dell’isola è un luogo magico, le mucche hanno il dominio della strada parcheggiate come tante auto a ruminare e da questo piccolo porticciolo di mare partono varie barche per esplorare isole più piccole vicine o semplicemente angoli di costa più lontani. Con tutta probabilità guardandovi intorno scorgerete focene, delfini, leoni marini stesi tranquillamente al sole, indifferenti al rumore degli scafi. In questo clima di serenità e isolamento forzato dal mondo (non c’è segnale per i cellulari, non funziona bene la radio) se siete fortunati (e disposti) troverete un po’ di pace per ricongiungervi col mondo dopo mesi di stress. Il romanticismo dei tramonti e del sole che si nasconde dietro i profili rovinati dei castelli che puntellano qua e là la Scozia ripaga delle mille oscenità che spesso siamo costretti a vedere e si fa largo la consapevolezza che un fotogramma non basterà a tenere fissa l’emozione del momento. Ma se la magia ad un tratto deve finire, meglio farlo in stile pienamente scozzese, kilt e cornamusa nelle rovine del castello di Urquhart che si affaccia e domina sul Lochness. Per quanto le leggende abbiano fatto arrivare sino a noi un’immagine distorta e mostruosa di questo luogo, l’unica cosa che realmente si percepisce è una solitudine sconfinata che si proietta nei boschi silenziosi che circondano il lago e dove neanche un mostro se la sentirebbe di disturbare.DSCN9116

Se mi pento di non aver preferito una bella vacanza al mare?
Beh, certo, è strano fare la valigia per l’autunno mentre l’estate sta esplodendo, ma niente, neanche il vento freddo del nord ti fa paura quando di fronte hai tanta bellezza.

Annunci

Il teatro dell’umanità.

Giorni, anzi, settimane di silenzio, che – considerata la mia parlantina – sono più che anomale. Eppure tutto ha una spiegazione che ha a che fare con le numerose albe viste in quest’ultimo periodo, le notti insonni, un lavoro abbandonato e una vita da pendolare appena spuntata. In attesa a braccia conserte mi chiedo:ma quanto tempo della nostra vita sprechiamo aspettando un autobus, un treno, un pullman, un aereo? Quanti minuti di ritardo ci hanno rubato Trenitalia e i servizi pubblici delle nostre città? Mi ricordo di un vecchio studio dove si divertivano a mettere insieme le ore e i minuti passati in attesa e che diventavano mesi, se non anni. Quel tempo non ritornerà mai indietro. Poi un giorno ti guardi allo specchio e ti ritrovi un capello bianco o bianco per metà, una ruga giusto nella pieghetta dell’occhio, una zampa di gallina monca pronta a segnarti con una riga come una matita sul foglio.

Ognuno impiega il suo tempo in attesa come può: chi legge, chi ascolta la musica, chi fissa lo schermo delle partenze, chi mangia. Io in quei minuti che a me sembrano lunghe, lunghissime ore, faccio quello che mi piace di più in pubblico: osservo la gente.
Le stazioni, molto più che gli aeroporti o altri luoghi dove si concentrano estranei, sono un vero e proprio teatro dell’umanità. Le diverse tipologie di treni accolgono persone provenienti da qualunque ceto sociale, first class e economy class insieme, lì a un passo dalla “linea gialla”.
C’è il mendicante che ti chiede l’elemosina, le zingare con le loro gonne colorate e le trecce lunghissime con cartelli che recitano “ho fame”, la signora che si è fatta rubare il portafogli cinque minuti dopo essere arrivata in città e sbraita come se fosse a un comizio elettorale. Le sale d’attesa o le aree aperte sono popolate da chi aspetta un treno intercity con 90 minuti di ritardo che percorre la punta più a sud del paese fino a quella più a nord e accanto c’è seduto il barbone che dorme a bocca aperta mostrando un evidente scompenso nel numero di denti. Poi c’è l’uomo d’affari vestito di tutto punto che aspetta il suo Frecciarossa in giacca, cravatta e valigetta che andrà a sedersi in business class, chiedendosi come mai tu, con quindici valigie, la tuta e una busta del supermercato, possa stare seduto proprio di fronte a lui che ti guarda con aria di sufficienza. E ancora, ci sono i fumatori dei 3 minuti di sosta, che stanno lì pronti davanti alla porta per prendere una boccata di catrame e nicotina prima che si chiuda, gli stranieri con gli zaini enormi che sbattono addosso a tutti a ogni girata e i bambini a cui vengono in mente i pianti più disperati e le canzoni più stridule proprio mentre sono seduti al sediolino alle tue spalle e neanche le cuffie sono abbastanza per coprire la loro voce squillante. Quelle che fanno più tenerezza sono le mamme e le nonne o i nonni che attraversano regioni sconosciute per raggiungere figli emigrati altrove e con il loro accento marcato e la voce un tono sopra alla media parlano al telefono rassicuranti “sì, tutto bene, e mo’ stiamo fermi, ci vediamo stasera” oppure ti sorridono e sono gli unici che ancora ti danno a parlare con estrema dolcezza perché loro proprio lo detestano il sentirsi estranei. E se durante uno dei vostri viaggi vi sentirete particolarmente osservati, non temete, magari sono io o forse qualcuno come me che inganna il tempo cercando di capire chi e cosa lo circonda, ma nel caso in cui questa cosa proprio vi disturbi “ci scusiamo per il disagio”.