Domani.

La pioggia batte sui vetri. Sul tetto. Sulla grondaia.
Batte su questo nostro castello di carta, che l’acqua non assorbe.
Ci rinchiudiamo, rannicchiati nei nostri silenzi. Sei così vicino che il tuo battito è il mio.
Poi dormi piano, non ti sento neanche respirare. E nel silenzio della casa
riecheggiano le risa di poco prima. Sorridevamo. In cucina, nel salotto, nella stanza.
Ridiamo di questo nostro tempo che ci scivola tra le dita, di quanto incapaci siamo
e buffi, nel tentativo di fermarlo. Ho registrato l’ultima melodia del cuore, calcolato gli angoli delle tue guance quando sorridi, la distanza tra i nostri occhi quando ci avviciniamo.
Mi trasformo in un perfetto calcolatore leopardiano di consapevolezze e sensazioni.

Non siamo pronti a separare queste dita, intrecciate sotto il sole, avvolte nella pioggia.
In un cumulo di pigiami e coperte, gli spazi stretti diventano immensi perché tu
mi sei vicino.

Cinque minuti.

Cinque minuti per abbracciarti,

Accarezzarti, baciarti, sfiorarti.

Dirti che no, mica ci innamoriamo.

Tic. Tac. Tre minuti.

Ma che bel naso! Guarda la mano,

Mi son graffiato. Oddio,

Già mi manchi.

Un minuto. Tac. Tic.

Mi dispiace, ma poco fa,

Tra il collo e l’orecchio,

Ti ho amato.

Prometto di non farlo mai più.

Promesso.

Quasinverno.

Mi manchi o mi manca.
E non so se è l’idea distorta che ho di te, del tuo doppio modificato dal mio immaginario perverso, o se sei proprio tu a mancarmi.
Giro a vuoto in questa casa cercandoti in ogni stanza, e non ti trovo.
Anche quell’idea che ho di te è sparita. Come le tende, che hai tolto per ultime.
Ti immagino ripiegarle con cura, prima un angolo, poi l’altro. Ti vedo mettere da parte le tazze, i miei piatti con i gatti cinesi, avvolgere nel film protettivo quelle poche cose fragili rimaste. Fragili come queste mani, spaccate dal freddo e dai graffi. Dai quali passa vento che non vorrei sentire, dolore che non vorresti provare.
Poi penso alla Conciergerie e quant’è bello passarci accanto di notte, quand’è tutta illuminata e non ha bisogno che qualcuno racconti la sua storia. Parla da sé, imponente com’è e si specchia vanitosa nella Senna. Nasconde segreti, come questo tuo cuore, sigillato dall’orgoglio.
Ti bacio sulla fronte stasera e dormo sogni tranquilli, cullati dai silenzi che ci scambiammo quell’ultima notte.