Non si vede, ma la sento.

In lontananza i lampi nel cielo mi ricordano quanto vulnerabile sia anche l’estate alla mercé di un pugno di nuvole.

E mentre gli vado incontro, aspetto che piova.

Le prime gocce cadono ed evaporano sull’asfalto ancora caldo, un brivido freddo corre sulla schiena quando toccano la pelle e l’odore della terra bagnata e dell’aria tutto intorno si fa forte nelle narici.

È Il monito dell’estate che ti ricorda l’inverno.

E tu non sei da nessuna parte e dappertutto. Nascosto nelle pieghe delle gonne plissée, nei tacchi alti della manager indaffarata che corre in ufficio, nei crop top della fashion victim di turno.

È il monito della banalità delle cose che apre una finestra sul burrone delle memorie.

Tu te ne freghi come la pioggia che rompe l’armonia dei giorni di sole e mentre aspetto il tuono dopo il lampo, mi dimentico che piove e sono senza ombrello.

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