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Non ti preoccupare. È colpa mia, sono io che non ti ho visto cambiare.
In questi anni è stato normale trasformarsi, invecchiare. Ma ora che ti ritrovo con una sola ruga in più neanche ti riconosco.
Non so come chiamarti.
Eppure una volta era così semplice mescolarsi, scambiarsi. Che importava dirsi chi eravamo se io mi sentivo un po’ te? Se tu eri un po’ me?
Hai presente quelle lancette degli orologi delle stazioni che non si arrestano mai, neanche per un secondo? Ti stanno dicendo che non puoi fermarti, devi correre! A lavorare, a studiare, a mangiare, all’appuntamento, tornare a casa.
Ma sai cosa? Non me ne frega niente.
Io me ne sto qua. Anche se tu non torni, anche se la casa del vicino crolla, anche se piove e non ho l’ombrello, anche se domani è domenica, anche se è passato l’ultimo treno.

Tu non torni. Neanche io.

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