Panta Rei, ti dico. 

Anche questo fiume, che sembra immobile, nasconde giorni di tormenta e notti insonni. 

Non lasciarti ingannare da questi ammaliatori sorridenti. Nei loro sguardi disonesti non c’è neanche un briciolo di sedicente felicità. 

Calpesto foglie croccanti, senti: è come mordere un salatino. Un corpo integro ridotto con un gesto in piccole piccolissime parti. E aspetto di addormentarmi, per guardarmi guardandoti, nel silenzio di un mattino grigio in cui la pioggia ha messo a tacere la città. 

Scivoli anche tu. Panta rei. Oppure no, fermati a mangiare, a prendere un caffè, o perché no? A dormire. Racconto belle storie da ubriaca. Basterà un bicchiere, vedrai.

E invece sì, panta rei. E te ne vai. Come le stagioni, come il sole dietro l’orizzonte. Da punto fisso, d’improvviso ti eclissi e non mi resta che un lontano bagliore. 

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