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Il legno scricchiola, la porta cigola,
questo orologio non la smette, col suo ticchettio, di scandire notti insonni.

Tu ti stiracchi, lontano da me. E io fisso
questo silenzio pieno di rumori,
con la tua voce che sbatte sulle pareti vuote.

Una vita di ossimori e metafore,
sineddoche e metonimie. Parli a vanvera.
Come al solito.
Eppure ho smesso di ascoltarti:
solo vento. Come quello che passa
attraverso vecchi infissi. Questa porta
non tiene a bada neanche l’aria. Debole e fredda.

Sta arrivando la neve, dicono.
Mi aspetto che metta a tacere anche la tua voce.
Mi aspetto che zittisca le albe e i tramonti.
Finché non ci risveglieremo col sole.

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