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Mi manchi o mi manca.
E non so se è l’idea distorta che ho di te, del tuo doppio modificato dal mio immaginario perverso, o se sei proprio tu a mancarmi.
Giro a vuoto in questa casa cercandoti in ogni stanza, e non ti trovo.
Anche quell’idea che ho di te è sparita. Come le tende, che hai tolto per ultime.
Ti immagino ripiegarle con cura, prima un angolo, poi l’altro. Ti vedo mettere da parte le tazze, i miei piatti con i gatti cinesi, avvolgere nel film protettivo quelle poche cose fragili rimaste. Fragili come queste mani, spaccate dal freddo e dai graffi. Dai quali passa vento che non vorrei sentire, dolore che non vorresti provare.
Poi penso alla Conciergerie e quant’è bello passarci accanto di notte, quand’è tutta illuminata e non ha bisogno che qualcuno racconti la sua storia. Parla da sé, imponente com’è e si specchia vanitosa nella Senna. Nasconde segreti, come questo tuo cuore, sigillato dall’orgoglio.
Ti bacio sulla fronte stasera e dormo sogni tranquilli, cullati dai silenzi che ci scambiammo quell’ultima notte.

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