L’eco.

Tutti i colori li vedo sbiadire, non restano tracce di quello che è stato.
La primavera e l’estate cancellate da questo calendario. 
Ricordo quando passeggiavamo nel bosco. Quella brezza leggera, il sole che filtrava tra i rami altissimi degli alberi e la tua voce che accompagnava i nostri passi. E i silenzi.
Non si contano i paesaggi che si sono stampati negli occhi, diapositive di un passato così vicino che posso sentirne ancora il profumo dei giorni.
L’odore delle mele al forno, il profumo dell’incenso acceso, il sapore del sushi che mi hai preparato.
Tocco i miei ricordi e scottano come braci ardenti. Mi brucio ad ogni passo indietro che faccio e ti rivedo in ogni tuo singolo gesto. Ogni piccola manovra che ho osservato al mattino, il ritmo del tuo passo, il tuo fiato, il tuo sudore. Quante volte ho ascoltato il cuore battere e ne ho fatto una canzone.

Ogni scheggia di questo bellissimo vaso rotto non tornerà mai più nella posizione in cui era. Mancata è adesso quella forma geometrica perfetta che le spettava. Mi restano un mucchio di foto dello splendore che era quando, appoggiato lì, sul quel mobile, sembrava semplicemente perfetto.
Eppure sai che sono sbadata, e adesso l’ho rotto. 

In the middle of January.

Avrei avuto bisogno di tempo.
Tempo per identificare, analizzare, incanalare. E invece queste giornate non bastano e non sono mai bastate. Mai nulla ti ha riportato indietro. Neanche quella lacrima quando eri lì, proprio dietro le mie palpebre, mentre ti sognavo. Sei scivolato giù veloce sulla mia guancia. Ti sei posato giusto un attimo sul mento, esitante, prima di cadere sul pavimento già bagnato.

Pallido è il colore di queste mura e fuori si gela.
Le dita diventano paonazze mentre la temperatura scende. La città mi ricorda che l’inverno è incollato alle strade e che le foglie non hanno più voglia di dondolarsi. Non resta che qualche stralcio di poesia, pezzi di pagine che corrono dietro al vento.

Dove sono adesso le tue mani?