Buoni propositi per il nuovo anno. Anche no.

Mai come durante i primi giorni di un nuovo anno, i buoni propositi si sprecano. Tutti a stilare liste, a preparare elenchi, a dire agli altri cose che poi non faranno mai. Tra le tante: perdere chili, tagliarsi i capelli o cambiarne il colore, andare in posti inculati, riprendersi dopo una rottura, sparare a fanculo il/la fidanzato/a noioso/a, trombare di più, ridere di più, litigare di meno in famiglia, fare pace col prossimo. Le buone azioni sono le prime a essere messe in discussione. Il 1° gennaio sono tutti pronti a tendere la mano, a porgere l’altra guancia, a recitare il padre nostro a braccia spalancate pur di sentirsi parte del tutto, in armonia con l’umanità. Poi però succede che il primo giorno dell’anno stai male, molto male, e allora ti serve la farmacia per aiutarti a frenare il moccio che cola, ma il farmacista ha chiuso perché è festa. E sei fuori casa e hai fame, ma non trovi un posto aperto per mangiare perché tutti sono a festeggiare da qualche parte e tu sei l’unico sfigato che gira da solo, in macchina, senza meta e con lo stomaco vuoto. Allora cominci a ripensarci. Tutta questa gioia, quest’euforia dell’anno nuovo, in realtà, ti pizzica come uno slip di lana di pecora scozzese non trattata e questa voglia di abbracciare l’altro non ce l’hai. Perché tanto, pure se l’anno è appena cominciato la tua salute non lo sa e se ne sbatte. Ieri non era solo il 31 dicembre, ma uno sfigatissimo mercoledì, un giorno senza arte né parte in cui non avresti fatto niente se non guardare un programma mediocre e poco intelligente in TV sotterrato da una coperta di pile scadente con una tazza di cioccolato caldo alla mano. Però non è questo che ci si aspetta da te. Bisogna che tu sia eccitato. Non tanto perché qualcosa inizia, ma perché qualcos’altro finisce.
Finisce, convenzionalmente, un periodo di 12 mesi, che avrebbe potuto tranquillamente essere di 14 o 27, periodo che serve alle persone per darsi un’auto-pacca di incoraggiamento sulla spalla e dire “bravo, anche quest’anno ce l’hai fatta”. La triste realtà è che a gennaio non cambia niente. Le tasse sono da pagare, come la rata del mutuo, della macchina, dell’iphone 6, del tablet, l’affitto e le bollette. L’aura del/della tuo/a ex continuerà ad aleggiare come uno spirito senza pace sul mese di febbraio (in particolare il 14) e sulla primavera. Tutto il resto viene da sé: il lavoro, la gente scema, l’autobus in ritardo, il treno cancellato, la cacca di cane pestata con le scarpe nuove…
Tutto ciò non dovrebbe comunque farti star male, anzi, fare un’analisi lucida dell’impossibilità di maneggiare il tempo è il primo passo verso l’accettazione di un futuro incerto, cazzuto e imprevedibile.
Mi era quasi sfuggito…buon anno!