Perché ho deciso di diventare vegetariana.

Da circa un anno e mezzo sono vegetariana. A volte mi ritrovo a dirlo a tavola agli sconosciuti e cade il silenzio, da qualche parte sento un ‘Ahhhh’, mentre per altri ancora è come avergli confessato di avere una malattia infettiva. Le facce vanno dallo sbigottimento, allo stupore, alla delusione. Eppure non è difficile capire com’è che un giorno ho scelto di non mangiare più la carne. Mia madre sostiene che già da piccola non fossi una grande amante della carne e che, in qualche modo, questo possa essere la spiegazione del mio andamento nel tempo, ma in realtà io ho conosciuto ben pochi bambini nella mia vita che ne andassero pazzi o che amassero stare seduti composti a tavola a ingoiare forchettate di cibo. Mio padre, forse, sentiva che sarebbe successo, un po’ perché ho un’infanzia stile Mowgli il bambino della jungla, un po’ perché il mio amore per gli animali è stato, da sempre, intenso e viscerale.

Ultimamente, comunque, con tutte le varie mode che si sono diffuse e si susseguono a ritmi frenetici, va di moda anche l’essere vegetariano. Ma non solo, si legge sempre più spesso in giro: vegano, pescetariano, crudista, fruttariano, macrobiotico, biologico, km 0. Tra tutte le varie stronzate che la gente può fare direi che queste rientrano tra le meno pericolose. Ma diventare davvero vegetariani è una scelta di vita e sono convinta che per farla bisogna avere un certo tipo di inclinazione, o forse un certo tipo di sensibilità.
Vi spiego com’è andata per me:
Facendo un passo indietro nella mia infanzia, eccomi: ero una bambina irrequieta, attiva, amante della natura, delle torte di fango, mi piaceva rotolarmi nell’erba, sbucciarmi le ginocchia, leccarmi le dita sporche di gelato, giocare con la palla, correre, tirare la coda al gatto, toccare il naso bagnato del cane col mio, rincorrere le galline, scendere dalla macchina per andare ad accarezzare il “Micio” allo Zoo Safari.
Fino ai 13 anni la mia alimentazione era composta da un trittico unico: patatine fritte, wurstel, toast con prosciutto cotto e formaggio. E no, non pesavo 120 kg perché ho sempre fatto tanto sport, però degli altri alimenti non mi importava nulla. Tutto ciò che era verde, per me, era Il Male. Non ne sopportavo l’odore, non ne conoscevo il sapore e neanche volevo conoscerlo.
Così, a distanza di quasi 10 anni, il karma ha voluto punirmi. Tutti i “teneroni”, i wurstel, le salsicce, le cotolette, le fette di prosciutto, mi si sono ritorti contro. E la svolta è cominciata in Olanda, dove ho conosciuto i broccoli. Pian piano ho fatto amicizia con i pomodori, l’insalata, il cavolo, anche i crauti mi erano simpatici e da allora non ho più smesso di introdurre verdure nella mia alimentazione. Il mio corpo ha fatto fatica inizialmente ad accettarlo, ma dopo qualche mese si è acquietato e abbiamo ritrovato, mente e corpo, una grande armonia. La parte più bella di questa storia non sono tanto io che saltello allegra nei campi di cicoria, ma piuttosto il fatto che non mi sentissi e non mi sento più colpevole. Ciò che avevo deciso non era soltanto di scoprire la bontà delle verdure dopo anni, ma che quelle, insieme a legumi, cereali e tanto altro, potevano evitarmi il pensiero del macello. Quel rivolino di sangue nel piatto che ha cominciato a darmi il voltastomaco è stato solo l’inizio, a cui si è aggiunta la tristezza dei maiali appesi nelle celle frigo, la sofferenza delle mucche, dei conigli, dei cavalli e di tutti quegli animali che subiscono pene atroci prima di finire in tavola.
La mia è stata una scelta che è venuta da dentro, a piccoli passi. Si è fatta strada nella consapevolezza di essere in quella parte del mondo che crede di essere perfetto e dove quasi tutti hanno tutto, tranne una coscienza. Infatti, per quanto mi riguarda, il vegetarianismo è qualcosa in più del solo evitare di mangiare carne, è prima di tutto rispetto. Quello stesso rispetto dell’altro che insegniamo ai bambini quando ancora non sanno neanche parlare bene e che però poi ci dimentichiamo da adulti. L’antropocentrismo ha accecato così tanto l’umano da ritenersi padrone e artefice di tutto ciò che lo circonda. In questo strampalato contesto, è logico e scontato pensare che l’animale non sia altro che uno schiavo e suddito di questo altezzoso padrone.
In conclusione, il vegetarianismo è solo uno dei tanti punti di partenza per cominciare a pensare anche all’altro, che sia su due o quattro zampe non importa. A questo si lega la lotta contro le pellicce, la caccia, la vivisezione e tanto, tanto altro.
Probabilmente sì, gli anni ’60 sarebbero stati l’epoca giusta per me, anni in cui avrei potuto gridare anch’io alla pace e all’amore, anni in cui ancora tanti si identificavano in un modello pacifico e rispettoso dell’alterità e che si sta estinguendo, così come le migliaia di specie animali che vengono spazzate via ogni anno dalla faccia della terra.

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Un viaggio attraverso la Scozia.

Se mi concentro abbastanza e mi tappo il naso, le orecchie e chiudo gli occhi posso ancora sentire il profumo e il rumore del mare. Lo scroscio lento e continuo di quell’onda perpetua che si infrange sulle rocce di Skye mi basta per smettere di preoccuparmi del tempo, del primo fresco portato in spalla da settembre, dell’università, del lavoro che non c’è, dei problemi di incomunicabilità con le persone.

Ebbene sì, quest’estate mi sono innamorata. È risaputo che nel periodo estivo sia più facile che nascano nuovi amori sotto la spinta di venti caldi, sole cocente e immense distese d’acqua.  Per quanto mi riguarda, mi è bastato un lasso di tempo breve ma intenso trascorso fra le sue braccia per capire che lì, da Lei, ci avrei lasciato un pezzo di cuore…
Così, se voi non ci avevate ancora neanche mai pensato, beh, cominciate a dare una sbirciatina su google immagini per vedere quanto e come sia bella la Scozia! Un viaggio on the road sconsigliato a famiglie numerose e a chi soffre di vertigini per esplorare un paese ricco di storia, paesaggi mozzafiato, interessanti picchi da scalare e vallate impressionanti, oltre a laghi di indiscutibile bellezza, isole…e tanto altro!
Il viaggio comincia a Edimburgo, dove già dal bus che collega l’aeroporto con la città venite immediatamente schiaffeggiati dall’imponenza del Castello della città tutto bello imbandito di bandierine in occasione della Military Tattoo che si svolge nel mese di agosto. Un breve giro nella città e vi accorgete di non essere in un posto paragonabile agli altri: alte colline spuntano imponenti dall’asfalto cittadino e dominano con i loro monumenti storici rubandovi lo sguardo ovunque vi giriate. Così Calton Hill e Arthur’s Seat sono i luoghi migliori in città dai quali avere una visuale che vi costringerà a scattare 100 foto tutte identiche e che però non sembreranno mai abbastanza per ritrarre tutta la bellezza che vi circonda. Se poi siete così fortunati da godere di una giornata di sole, vi accorgerete che i prati scozzesi non sono solo verdi, si illuminano. I piccoli steli d’erba si accendono come tante piccole lampadine e contrastano a meraviglia con la scura roccia basaltica tipica del luogo. Se però ne avete abbastanza di musei gratuiti (National Gallery of Scotland, National Museum of Scotland), di salite ripide, del FRINGE Festival e della baldoria cittadina accompagnata da squisiti pub, andate avanti e cambiate località. La zona del Loch Lomond e del Parco delle Trossachs, per esempio, è un ottimo punto di partenza per apprezzare la natura, in particolare i laghi e le montagne. In questo punto del Paese aspettatevi che l’accento cambi anche se la cordialità rimane la stessa, poi mettetevi un ombrello nello zaino, delle scarpe da trekking ai piedi e cominciate ad esplorare la zona. Che sia in barca o con una passeggiata, o magari una scalata, non potete perdevi lo spettacolo di cui si gode dalla Conic Hill a Balmaha, solo dall’alto riuscirete a rendervi veramente conto di dove vi trovate, anche se la fatica e il sudore sono il costo della giusta ricompensa. Successivamente, se il lago non è sufficiente e il desiderio è di una distesa d’acqua più vasta, allora vale la pena attraversare la tragica e splendida vallata di Glencoe e successivamente lo Skye Bridge per andare dall’altra parte. Questo breve ponte ormai in uso dal ’95 sarà la porta d’accesso per un mondo nuovo. Skye è l’isola maggiore della Scozia con una media di circa 5 abitanti/kmquadrato e se viene descritta da alcuni come la più romantica e pittoresca delle isole scozzesi, credeteci. Si può facilmente circoscrivere il suo perimetro in macchina nel corso di un’unica giornata, facendo tappa nelle cittadine più caratteristiche o più note come Portree o Broadford, ma in realtà quello che più vi colpirà saranno campi immensi dove pascolano pecore dalla faccia nera, montagne senza alberi, strade deserte con un’unica corsia dove spesso si affaccia uno strapiombo e un intensissimo blu del mare. Elgol, una cittadina a sudovest dell’isola è un luogo magico, le mucche hanno il dominio della strada parcheggiate come tante auto a ruminare e da questo piccolo porticciolo di mare partono varie barche per esplorare isole più piccole vicine o semplicemente angoli di costa più lontani. Con tutta probabilità guardandovi intorno scorgerete focene, delfini, leoni marini stesi tranquillamente al sole, indifferenti al rumore degli scafi. In questo clima di serenità e isolamento forzato dal mondo (non c’è segnale per i cellulari, non funziona bene la radio) se siete fortunati (e disposti) troverete un po’ di pace per ricongiungervi col mondo dopo mesi di stress. Il romanticismo dei tramonti e del sole che si nasconde dietro i profili rovinati dei castelli che puntellano qua e là la Scozia ripaga delle mille oscenità che spesso siamo costretti a vedere e si fa largo la consapevolezza che un fotogramma non basterà a tenere fissa l’emozione del momento. Ma se la magia ad un tratto deve finire, meglio farlo in stile pienamente scozzese, kilt e cornamusa nelle rovine del castello di Urquhart che si affaccia e domina sul Lochness. Per quanto le leggende abbiano fatto arrivare sino a noi un’immagine distorta e mostruosa di questo luogo, l’unica cosa che realmente si percepisce è una solitudine sconfinata che si proietta nei boschi silenziosi che circondano il lago e dove neanche un mostro se la sentirebbe di disturbare.DSCN9116

Se mi pento di non aver preferito una bella vacanza al mare?
Beh, certo, è strano fare la valigia per l’autunno mentre l’estate sta esplodendo, ma niente, neanche il vento freddo del nord ti fa paura quando di fronte hai tanta bellezza.