Perché è difficile vivere con i bolognesi.

Ormai è un dato di fatto. Dopo aver sfatato il mito sui toscani e la onnicomprensibilità del loro dialetto, credo sia giusto dare a ognuno il suo e stavolta mi occuperò del bolognese.

Quando, da matricola, mi sono trasferita a Bologna per studiare, ignoravo la realtà delle parlate altrui e, sebbene fossi conscia del fatto che esistessero altri dialetti, non immaginavo che nel parlare comune potessi ritrovarmi a sbigottire così tanto spesso. Perché, in effetti, ciò che tradisce nel centro-nord d’Italia è che le persone affermano di non conoscere e non saper parlare il dialetto, ma usano comunque modi ed espressioni che sono tipicamente regionali, anzi direi provinciali e che cambiano repentinamente ogni 20km e forse meno.

Una delle mie prime esperienze è avvenuta al citofono.Suonano e io chiedo: “Chi è?”, ma da sotto mi rispondono: “Scusi, mi dà il tiro?” Per un attimo resto lì, con la cornetta attaccata all’orecchio e temo di non aver capito bene, quindi dico: “cos’è che devo darle?” “il tiro, il tiro…mi apre il portone?” Aaah, beh, ma bastava dirlo subito!

Poi vengono delle amiche di mio fratello, chiacchierano e dicono “sì, che figata, insieme si fa ‘balotta’!” Sì, ovviamente.
Poi, la stessa amica, torna il giorno dopo e dice “guarda, ti devo raccontare, ho trovato una gran bazza!”
Un po’ incompresa e sola nel mio mondo continuo a non capire, e per peggiorare la situazione mi fanno: “certo che hai un bel bulbo!”. E a continuare: “tal dèg”, “sa dit?”.
Un altro grande momento è stato quando, ignara, sono entrata in una panetteria e vedendo che un cartello ne riportava la scritta, ho chiesto al panettiere: “Scusi, ma cosa vuol dire socmel?”
La mia vendetta, allora, è cominciata il giorno dopo, quando ho cominciato a interpellare i bolognesi e gli emiliani in genere e a chiedergli di ripetere parole come “ragazzi”, “zanzara”, “zuzzurellone”. La loro verve si è spenta nell’assenza di sonorità delle fricative.
Dopo quattro anni, ora so che in balotta si è in compagnia e la bazza è un grande affare, ho cercato di imparare le espressioni più comuni e mi sono piegata dal ridere quando di recente, parlando con una mia amica autoctona, le ho detto che la mia parola preferita in bolognese è “bulbo” per dire capelli, ma lei mi ha guardata stupita e mi ha detto: “ma dai, perché? non è italiano?”

A ognuno il suo.

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11 pensieri riguardo “Perché è difficile vivere con i bolognesi.

  1. Io ormai vivo a Modena da quasi 6 anni ma la parlata, che sia modenese, bolognese, o altro proprio non la reggo… Sono sicuro che un modenese che si trasferisse a Pisa direbbe la stessa cosa a parti invertite, lo so. Ma non riesco proprio ad abituarmi… riesco a trovare addirittura musicale il livornese in confronto 🙂

    1. In effetti, mi rendo conto sentendo Bruno Barbieri e SOPRATTUTTO la Ventura che l’accento bolognese non risulta proprio così simpatico…forse borioso.
      Il modenese invece lo preferisco perché più cantilenante e più greve, non troppo. Prova a sentire il ferrarese ed il mirandolese, poi mi racconti. Direi che sono i due dialetti più grezzoni della regione.
      Ho un docente pisano che come accento mi piace, insentibili i fiorentini.

  2. Hahah, shhh, non farti sentire!
    A parte gli scherzi, a me fa sorridere ogni parlata che suona particolarmente diversa dalla mia, così come la mia stessa! Non ci si abitua mai…al massimo ci si fa l’orecchio! 🙂

  3. Inanzitutto complimenti per il blog e il post!! Ti sono sfuggite (credo) però molte cose tipiche che si dicono/chiamano a Bologna. Rusco = spazzatura , ciappino (e il ciappinaro che lo fa) che è il piccolo lavoretto. Cipollare ovvero “smanettare in continuazione una cosa” . La differenza del freddo: giazzo = freddo secco gelido , zagno invece è il freddo umido. Riguardo poi alla parola bulbo infatti quando uno si va a tagliare i capelli dice “Vado a sbulbarmi”. Polleggio = relax. “Vado a polleggiarmi sul divano” oppure “Vez polleg” (Vecchio rilassati).

    1. Hahah, grazie per i complimenti, ma fidati, non mi sono sfuggite! Solo che ce ne sono così tante che alla fine ho scelto quelle che mi sono venute in mente nell’immediato, anche se avrei dovuto fare un’integrazione!
      “Bella regaz” e “bella vez” sono tra le mie preferite, soprattutto perché quella Z non ti verrà mai uguale a meno che tu non sia emiliano-romagnolo!

  4. vogliamo paragonare 5 ,magari 10, termini dello sleng bolognese che uno di giu può avere difficolta a capire con i 10 mila termini che io non capisco quando scendo giu ??

  5. il dialettale si interseca con gli slang giovanili, che tendono a cambiare rapidamente. Bella vez è relativamente recente e cipollare ai miei tempi significava anche limonare, fare petting, insomma sesso light

  6. “Il tiro” è una faccenda interessante: un meccanismo di epoca pre-elettrica a base di corde e – credo – fili di ferro, che dall’ultimo piano di un palazzo permetteva di aprire il portone d’entrata dello stabile. Credo che possa risalire persono all’epoca delle torri. Incredibile che nell’atrio dei condomini bolognesi campeggino i due interruttori con rispettiva scritta: LUCE e TIRO! Un pianeta a parte!

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