Natale…o fatale?

Immancabilmente, come ogni anno, arriva quel periodo di dicembre in cui la gente, anziché riposarsi sul divano o rilassarsi dopo mesi di stress lavorativo, decide di passare i weekend in città per cercare di trovare quelli che ormai sono i temibilissimi REGALI DI NATALE.
Il regalo di Natale è quel qualcosa che nel tempo si è trasformato e che, attualmente, arriva intorno ai primi di dicembre anche se da molto prima si sa che sarà impossibile evitarlo. Innanzitutto, si insinua in maniera subdola nella mente sotto forma di pensiero, per poi trasformarsi col trascorrere del tempo in una vera e propria entità. E’ capace di creare ansie in chi deve occuparsi di lui e aspettative, spesso deluse, in chi lo riceve. Nessuno, o (forse) tranne chi è escluso dal sistema materialistico e capitalista, ne sarà risparmiato, e si lascerà trascinare da lui in un vortice di giornate spese nei peggiori centri commerciali a farsi colpire ripetutamente da gomitate, ginocchiate e pestate di piedi altrui, tutti soggetti che spinti dallo zombismo natalizio si fiondano alla ricerca del ‘regalo perfetto’.
Il nocciolo di tutta questa faccenda non è tanto da ricercare nel fatto che qualcuno decida di preoccuparsi per trovare qualcosa che possa far piacere all’altro, quanto piuttosto nella problematica che scaturisce dalla perdita di raziocinio collettivo che spinge le persone a compiere atti inconsulti e soprattutto alla violenza. A quanti di voi sarà capitato di meritarsi una parolaccia o, nel peggiore dei casi, una bestemmia solo per la colpa di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato?
Cosa succede quando sei d’intralcio alla signora che ha trovato il REGALO PERFETTO e che per difenderlo da chi potrebbe rubarglielo è disposta a tutto? Tu (o meglio io) sei tranquillo nel tuo mondo autistico ignaro di ciò che stia accadendo intorno a te, ma intanto lei, come la migliore delle predatrici, ti ha già puntato e ti ringhia con fare infame e non sarà soddisfatta finché non ti avrà calpestata e sarà arrivata alla cassa prima di te, portando in mano il REGALO come se fosse un trofeo.
“Sì, anche quest’anno ce l’ho fatta” penserà, mentre – poverina – non sa che ha appena scelto IL regalo di merda dell’anno e che probabilmente chi lo riceverà lo riciclerà al prossimo Natale. E così tu (o meglio io), ti chiederai cos’hai fatto di male per meritarti di trovarti nello stesso luogo e doverti confrontare con soggetti del genere.
Eh, no…io proprio non riesco a entrare in questo tipo di mentalità.
Non riesco a sopportare la vista di gente che fa file chilometriche nell’ultimo negozio alla moda (e anche fuori), che è pronta a litigare e a maledirsi per strada per una busta colpita per sbaglio, che sgomita nell’ultimo centro commerciale alle ore 20.50 (la chiusura prevista per le 21.00) per arrivare alla cassa per prima, che urla per strada sentendosi giustificata dalla presenza della folla, che perde la dignità per accaparrarsi l’ultimo prodotto in offerta.
Devo proprio dirlo: mi sembra davvero squallido. E non voglio fare la buonista fingendomi esclusa dalla mania dell’acquisto o dello shopping facile, è che proprio troppa gente insieme non la tollero, soprattutto perché le folle pre-natalizie, a differenza di quelle “normali”, sono esasperate, isteriche, irritate, nervose. Non ho una grossa fama per il mio livello di tolleranza, ma allo stesso modo mi deprime quest’agitazione irrazionale. Durante le vacanze di questo periodo nell’anno, più che in tutti gli altri, diventa pericoloso guidare, prendere i mezzi pubblici, andare al bar, fare la spesa al supermercato. Ognuno è pronto a sparare veleno sull’altro senza alcun ritegno e a bestemmiare ogni santo del calendario per sfogare l’ira funesta. Intanto però continuano a luccicare cartelloni pubblicitari che sponsorizzano la ‘magia del Natale’, che però, a mio modesto parere, rimane incastrata nei nodi dei fiocchetti che si trovano sui pacchi e che ormai è spenta in qualunque altro posto. La luce della tolleranza, della condivisione e della felicità per il fatto di passare dei giorni insieme alla propria famiglia viene sostituita dalle luci delle città, che sono sì, belle a vedersi, ma destinate all’usura e quindi allo spegnimento.
Sarò vecchio stampo, ma anche se mi piace comprare dei regalini e vedere gli abeti casalinghi circondati da pacchetti luccicanti, il mio Natale non significherebbe nulla se non avessi la possibilità di trascorrerlo con la mia famiglia e con le con le persone a cui tengo di più, se non potessi vedere sorridere chi amo e potermi raccontare dopo un anno in giro per il mondo. Queste vacanze per me sono il momento della condivisione, del ritorno al “nido”, del piacere di apprezzare il buon cibo e i sapori di casa, degli abbracci lunghi con chi non ho visto per mesi, della riflessione su me stessa per capire se ho costruito qualcosa di buono e se quello che trovo per le strade è isteria e intolleranza proprio quando la pace e la serenità col prossimo vengono pubblicizzate come un qualunque prodotto acquistabile, allora preferisco rimanere in casa e far finta che il mio mondo sia solo quello che mi circonda.
Conservo la mia tendenza a essere un animale sociale e pacifista, mi aggrego al prossimo e mi apro alla condivisione. Sperando di incrociare sulla mia strada il numero più basso di soggetti affetti da spiccato materialismo e dal virus di zombificazione natalizio.Immagine

Firenze, Tiffany & co. 
21.12.2013