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Dopo aver tentato, nella giornata di ieri, di cominciare il mio piccolo Vademecum su mamma Francia, esaustivo e ironico per quanto possibile, ho deciso che data la nebbia di oggi, avrei fatto una pausa e mi sarei dedicata a qualcosa di diverso.

Una volta, o meglio, circa tre anni fa, avevo un ragazzo. Un tipo in gamba, molto intelligente, cervelluto, il tipico nerd del nuovo millennio con una conoscenza sopra la media della fisica e della matematica, con cui delle volte litigavo in quanto poteva essere così presuntuoso da credere di avere gli emisferi cerebrali particolarmente uniti (vedi Einstein). Nonostante le differenze neuronali siamo andati avanti insieme per anni: si conoscevano le famiglie, io conoscevo le nonne, c’erano i viaggi, le vacanze, i concerti. Un giorno però, quando ho deciso di trasferirmi a 630 km da casa, le cose sono cambiate, e ovviamente, sono peggiorate. Alla fine ho il colpo di genio: decido che 630 sono pochi e vado 1860 km più su.
Dopo mesi ritorno e vado incontro al mio semi-ex con lo stesso fare scodinzolante e felice di un labrador, MA scopro che qualcosa non va. Mi sento stretta e non è solo per i kili che ho preso all’estero, ma perché in questa storia non siamo più due, ma tre. No, non sono incinta e il nostro non è neanche diventato un ménage à trois, semplicemente c’è un terzo incomodo.
Il mio ‘incomodo’ però è 10 cm più alta di me, straniera, bionda, occhi verdi-azzurri e si chiama come la protagonista di uno dei miei cartoni animati preferiti, ma la caratteristica che più la contraddistingue è che nella sua vita non ha deciso di fare la cassiera alla Coop, la segretaria o di lavorare in un call center della Wind in Romania, LEI ha deciso di fare burlesque.

Burlesque…

La prima cosa che ho fatto quando l’ho saputo è stato mettermi al pc e parlare con google. Gli ho chiesto cosa fosse, chi l’avesse inventato, perché esistesse. Mi ha presentato Dita von Teese, le ballerine del Moulin Rouge e sono annegata negli chiffons, i tacchi a spillo, i merletti, i reggi-calze, il pizzo, i pois e i copri capezzoli.

Ho passato dei mesi ad arrovellarmi il cervello e a tentare di capire perché lei e non una compagna di corso di ingegneria, ma alla fine ancora adesso credo di non aver ancora ben chiaro cosa sia stato a colpirlo…

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