Vademecum per il turista (italiano) che esplora la Francia [Parte I]

PARTE PRIMA – La lingua

Se presi dall’euforia di scoprire il mondo, più in particolare l’Europa e approfonditamente la Francia, mi sento, da cittadina adottiva del paese, di darvi qualche piccola indicazione sulla terra esagonale.
Da italiani (e forse anche europei), le prime cose si collegano alla terra francofona sono:

  1.  Parigi
  2.  La torre Eiffel
  3.  Le baguettes (sotto l’ascella)

Credo che i tre elementi che si trovino in pole position siano per lo più questi, ai quali poi si aggiungono la conoscenza di parole a caso tipo: merci, fromage e bonjour pronunciate con una marcata ‘R moscia’ e si completa il quadro con una sfilza di termini derivati dalla fusione di italiano e francese, ma rigorosamente pronunciati come se fossero parole tronche, ossia con accento sull’ultima sillaba (liberté, fraternité, égalité).
La realtà però, è ben diversa. Per sopravvivere in Francia, è indispensabile far finta di conoscere davvero qualche parola, insomma convincersi di esserne capaci. Il cittadino medio francofono è piuttosto egocentrico e disinteressato alle lingue straniere che, anzi, ignora del tutto. Non si abbassa a dire paroloni come computer o hard-disk, lui preferirà dire ordinateur e disque dur. Ora, evidentemente si tratta di traduzioni ad hoc per dimostrare di non essersi piegati a 90° nei confronti di madre anglofonia, ma al resto del mondo suonano davvero un po’ ridicoli.
Per questo mi accingerò nella preparazione di un corso accelerato di pronuncia.
Dunque, pensiamo a una parola come merde. Non dico che sarà la prima che utilizzerete, ma quando sbaglierete il primo métro o il vostro treno avrà un ritardo di 40 minuti, preferirete forse volervi esprimere correttamente nell’idioma di chi vi accoglie.
Quindi merde non è tronca, l’accento infatti cade sulla prima E, che è aperta e la pronunceremo dunque ‘MèR-D’. Esistono delle noiosissime regole di fonetica francese che neanche dopo 3 anni di università alla facoltà di lingue sarete in grado di conoscere e che spiegherebbero perché non ci sia un accento grafico, ma noi non vogliamo saperle. Ci basta soltanto essere a conoscenza del fatto che alla D finale bisognerà aggiungere un suono che i napoletani e i campani conoscono bene anche se non sanno come si chiami: lo schwa. “Jamm jamm ngopp jamm ja” è pieno di schwa: jamm-, jamm-, ngopp-, alla fine c’è sempre quel “ə”, lo aggiungerete molto spesso anche alle parole francesi.
Potrete usare questa parola nei casi sopracitati o se vi cade qualcosa a terra rompendosi, o se strappate per sbaglio la cartina mentre la state consultando, ma tira vento.
Oltre alle solite bonjour, bonsoir, bonne nuit, salut, au revoir, ça va?, i francesi amano dire anche ‘ciao’ per congedarsi, ma lo scrivono alla loro maniera, ossia ‘TCHAO’, mettendo ovviamente un accento sulla o.
E’ importante salutare sempre quando si entra e si esce e anche al supermercato è meglio augurare un bonne journée alla cassiera, che è proprio felice di fare il suo lavoro e che vi farà sempre i suoi ossequi.
Inoltre, in Francia, per esprimere rispetto verso l’altro si utilizza il Vous, che corrisponde al nostro Lei, e lo si utilizzerà molto più spesso che in Italia; non si dà del ‘tu’ agli estranei, alle persone adulte o anziane o in generale a chi non si conosce abbastanza.
Se invece non riuscite proprio a capire come arrivare in Rue Lafayette dagli Champs Élysées o dove sia la Tour Eiffel e non avete Internet all’estero, forse avrete bisogno di chiedere informazioni.
Regola numero 1: non farsi prendere dal panico.
Con calma approcciatevi a qualcuno dal viso sereno e con voce gentile, ma decisa, dite: Excusez-moi. Questo, se siete fortunati, lo illuminerà anche se si era accorto che lo puntavate e servirà a conquistarvi la sua attenzione e a fare in modo che non scappi o si finga sordo sentendo un esterofilo sorry.
A quel punto lo avrete in pugno e un po’ in italiano, un po’ rendendo francesizzata qualche parola, sarete forse in grado di ottenere le informazioni desiderate. Se però il/la tizio/a vi ignora fingendosi muto, sordo e cieco, non ve la prendete, la prossima volta sarete più fortunati.

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9 pensieri riguardo “Vademecum per il turista (italiano) che esplora la Francia [Parte I]

  1. Su “computer”, “mouse”, “hard disk”, e altri termini informatici sui quali tutto il resto del mondo si è uniformato, io insisto. All’inizio mi correggevano (povera straniera, ancora non lo sa…), ora non dicono più nulla, sanno che il francese lo parlo, ma insisto a sbagliare (fa l’originale, è straniera…). Ma magari alla fine qualche collega, forse per sbaglio o distrazione, finirà per uscire dalla sua ostile trincea linguistica…

    Comunque bello, fa piacere leggere di altri italiani alle prese con l’integrazione in Francia 🙂

    1. Grazie! E’ bello anche per me leggere i commenti altrui! Non demordere, io non ce la farò mai a chiamare il mouse “la souris”, anche se di fatto ne è soltanto la traduzione…insomma lo ammetto: il mio è un blocco! 🙂

  2. Ciao! ho scoperto il tuo blog perché su facebook oggi gira il link al tuo simpaticissimo “Perché è difficile stare con un toscano”. Ti è toccato proprio un fiorentinaccio doc! Io invece sono fiorentina e vivo in Spagna da 8 anni. Qui per quanto riguarda il tradurre tutto credo sia più o meno la stessa cosa o forse anche peggio, ed è conseguenza della dittatura franchista, che vietava qualsiasi intrusione dalle lingue straniere nonché i dialetti locali. Traducono tutto, e delle poche parole straniere che utilizzano fanno scempio iberizzandone la pronuncia. Che dire dell’ íZeberg per iceberg (ti assicuro che, tra l’accento spostato sulla i e quella bella ZZZZE spagnola in mezzo ai denti, mentre ti parlano non lo capisci nemmeno a piangere)… El KECIÙP e tante altre chicche, per non parlare poi, appunto, del ordenador, el disco duro, el servidor, e…. attenzione, reggetevi bene alla sedia perché io la prima volta che l’ho sentito mi sono letteralmente catapultata per terra dal ridere… EL RATÓN ihihih è buffo anche perché un italiano associa i termini che finiscono in -one a qualcosa di enorme… quindi nella mia mente mi si materializzò un topone di dimensioni epiche, non riuscivo a smettere di ridere… mentre la mia amica continuava a infierire, ignara “Qué pasa? Por qué te parece tan raro? El RATÓN, NO? EL RATÓN!”
    Curiosamente invece, per quanto riguarda le forme di cortesia, qui è esattamente al contrario: tutti danno del tu a tutti, grandi, piccini e persone di mezza età, indipendentemente dal grado di conoscenza. Dopo 8 anni un po’ mi sono abituata, ma all’inizio in alcuni casi era come un cazzotto nello stomaco. Poi capisci che la cultura è diversa… Per intendersi, qui quando le persone si presentano per la prima volta o si salutano, solo tra uomini che non si conoscono ci si dà la mano. Per il resto, donne e uomini, donne e donne mei vistesi prima si scambiano due bacini! Se dai loro la mano restano un attimo perplessi, è considerato davvero esageratamente formale. Sicuramente capiscono che non sei spagnolo. E attenzione: le guance si baciano nell’ordine inverso rispetto a quello italiano…ebbene sì, c’è un ordine, ma lo scopri solo se e quando ti trasferisci in Spagna e rischi di baciare tutti in bocca! 😀

  3. Viva “l’ordinateur” e morte alla infame parola “scannare” di derivazione anglofona dal verbo “to scan” perchè non siamo in grado di usare il più italiano “fare una scansione” e morte alla parola mal pronunciata “aitem” invece del tanto semplice latino “item”.
    Per chi non mi conosca sono un maledetto toscano fiero di esserlo e di sapere che l’italiano da noi parlato è nato nella corte di Federico II in Sicilia .

  4. Occhio: il fatto che i francesi non usino termini stranieri non è per egocentrismo ma per il fatto che per tutelare la lingua sui testi non è consentito usare termini stranieri se esiste il corrispettivo francese. E detto tra noi, se ci si pensa bene, non è una scelta così malvagia…

    1. Lo so bene che non è per egocentrismo, l’Accadémie Française è uno strumento governativo di grande rilievo a differenza della nostra bistrattata Accademia della Crusca. Ciò che sorprende è che neanche nel linguaggio comune le persone scelgono di ‘ribellarsi’ alla regola e questo mi fa sorridere. Non sono pro-anglicismi, sono solo divertita 🙂

      1. Io mi sono arreso all’evidenza avendo sposato una francese: loro possono avere tutti i difetti del mondo ma difendono la propria cultura. Cosa che noi non facciamo. Sono diabolici 🙂 Comunque complimenti per il blog! Seguirti sarà un piacere

      2. Ma figurati, è sempre piacevole leggere qualcuno che riesce a scrivere in maniera ironica trattando di argomenti vari e magari anche seri. E poi ti sei scelta un fiorentino, meriti assistenza… 🙂 buona domenica

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